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PRECARIATO SCOLASTICO E CATTEDRE VACANTI: IL RECLUTAMENTO RESTA IL NODO IRRISOLTO DELLA SCUOLA ITALIANA

L’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 ripropone una questione che da oltre vent’anni accompagna il sistema scolastico italiano: la difficoltà di trasformare i posti vacanti e disponibili in assunzioni stabili.

Nonostante le procedure concorsuali, i percorsi abilitanti, le assunzioni autorizzate annualmente e le misure straordinarie introdotte negli ultimi anni, migliaia di cattedre continuano a essere assegnate attraverso supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche.

Il fenomeno riguarda in modo particolare il sostegno, alcune classi di concorso della scuola secondaria e numerosi territori nei quali il fabbisogno di personale continua a essere superiore al numero dei docenti effettivamente disponibili per l’immissione in ruolo.

Il paradosso della scuola italiana

Ogni anno il Ministero autorizza decine di migliaia di immissioni in ruolo.

Tuttavia, una parte significativa dei posti autorizzati non viene effettivamente coperta.

Le cause sono ormai note:

  • graduatorie esaurite;
  • insufficienza di candidati in alcune discipline;
  • rinunce alle nomine;
  • ritardi nelle procedure concorsuali;
  • carenza di docenti specializzati sul sostegno.

Il risultato è che numerosi posti vacanti rimangono privi di titolare e vengono successivamente assegnati a personale precario.

Si tratta di una situazione che produce effetti negativi su tutto il sistema scolastico: instabilità degli organici, continui avvicendamenti del personale, difficoltà organizzative per le scuole e riduzione della continuità didattica per gli alunni.

Chi sono i precari storici

Nel dibattito pubblico si parla spesso di precari storici.

Con questa espressione si indicano quei docenti che, pur avendo maturato numerosi anni di servizio nelle scuole statali, non sono ancora riusciti a ottenere l’assunzione a tempo indeterminato.

Molti di loro hanno lavorato per anni attraverso incarichi annuali, contribuendo al funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche e garantendo la copertura di posti che risultano stabilmente necessari al sistema.

Proprio la presenza di migliaia di docenti con una lunga esperienza di insegnamento ha alimentato nel tempo il confronto sulle modalità di accesso al ruolo e sulla necessità di individuare strumenti capaci di valorizzare non soltanto il superamento di una procedura concorsuale, ma anche il servizio effettivamente svolto nelle scuole.

L’evoluzione del reclutamento: dal doppio canale ai concorsi

Per comprendere il dibattito attuale occorre ricordare come si sia evoluto il sistema di reclutamento.

Per molti anni il reclutamento dei docenti si è basato sul cosiddetto doppio canale, attraverso il quale una quota dei posti veniva assegnata mediante concorso e una quota attraverso graduatorie permanenti fondate sul servizio e sui titoli posseduti.

Successivamente il sistema si è progressivamente orientato verso il concorso come modalità ordinaria di accesso al ruolo.

Negli anni si sono susseguiti concorsi ordinari, procedure straordinarie, percorsi riservati, Graduatorie ad Esaurimento (GAE), GPS, concorsi STEM, procedure PNRR e nuovi percorsi universitari abilitanti.

Nonostante i numerosi interventi legislativi, il problema del precariato scolastico non è stato completamente superato.

Le procedure PNRR e i loro limiti

La riforma del reclutamento collegata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha introdotto un nuovo modello basato su:

  • percorsi universitari abilitanti;
  • concorsi periodici;
  • anno di prova e formazione;
  • verifica finale delle competenze.

L’obiettivo dichiarato era quello di rendere il reclutamento più rapido e programmato.

Tuttavia, la realtà degli ultimi anni ha mostrato alcune criticità.

In diverse regioni e per numerose classi di concorso il numero degli aspiranti risultati vincitori o idonei non è stato sufficiente a coprire tutti i posti disponibili.

Di conseguenza, anche dopo la conclusione delle procedure concorsuali, molte cattedre hanno continuato a essere assegnate tramite supplenze.

Il DDL Bucalo e il ritorno del dibattito sul doppio canale

In questo contesto si inserisce il Disegno di Legge n. 545, presentato dalla senatrice Carmela Bucalo.

Il provvedimento nasce con l’obiettivo dichiarato di affrontare il problema del precariato e di individuare modalità più efficaci per coprire i posti vacanti.

Il testo è stato oggetto di numerose audizioni presso la 7ª Commissione del Senato e ha riaperto il confronto sul cosiddetto doppio canale di reclutamento.

Secondo l’impostazione attualmente discussa, i docenti inseriti nelle GPS potrebbero accedere al ruolo, ma soltanto dopo l’assorbimento dei vincitori delle procedure concorsuali.

Proprio questo aspetto ha suscitato le critiche di numerosi docenti precari e delle associazioni che li rappresentano.

Le richieste dei precari storici

I rappresentanti dei precari ritengono che il sistema previsto dal DDL Bucalo non realizzi un vero doppio canale paritario.

Secondo questa impostazione, le GPS continuerebbero infatti a rappresentare una via subordinata rispetto ai concorsi.

Da qui la proposta di destinare:

  • il 50% dei posti ai concorsi;
  • il 50% dei posti alle GPS.

L’obiettivo sarebbe quello di valorizzare contemporaneamente il merito derivante dal superamento delle prove concorsuali e l’esperienza maturata sul campo da migliaia di insegnanti che da anni garantiscono il funzionamento delle scuole.

Una questione che interessa l’intero sistema scolastico

Ridurre il dibattito a una contrapposizione tra concorsi e GPS sarebbe tuttavia riduttivo.

Il vero problema riguarda la capacità del sistema di assicurare alle scuole personale stabile e qualificato fin dall’inizio dell’anno scolastico.

Ogni cattedra che rimane scoperta rappresenta infatti:

  • un problema organizzativo per le scuole;
  • un’incertezza professionale per i lavoratori;
  • una riduzione della continuità didattica per gli studenti.

Per questo motivo il tema del reclutamento non riguarda soltanto i docenti precari, ma investe direttamente la qualità del servizio scolastico.

Quale prospettiva per il futuro?

Ad oggi il DDL Bucalo non è ancora stato approvato e il suo iter parlamentare è tuttora in corso.

Resta quindi aperta la discussione su quale debba essere il modello di reclutamento capace di coniugare efficacemente:

  • merito;
  • formazione;
  • esperienza professionale;
  • riduzione del precariato;
  • continuità didattica.

La sfida per il legislatore sarà quella di individuare un equilibrio tra queste esigenze, evitando che migliaia di posti continuino ogni anno a essere coperti mediante supplenze e garantendo alle scuole organici stabili, funzionali e adeguati ai bisogni del sistema educativo nazionale.

In attesa delle decisioni del Parlamento, una certezza rimane: il precariato continua a rappresentare una delle principali emergenze strutturali della scuola italiana e il reclutamento dei docenti resta uno dei dossier più delicati e strategici per il futuro dell’istruzione.



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